Open data e ambiente: informazioni a portata di click

Città di Castello
foto: Wikipedia (licenza CC-BY-SA 3.0)

Luca Secondi è Assessore con delega all’ambiente al Comune di Città di Castello. Nei giorni scorsi, nelle pagine del portale istituzionale dell’ente, sono state pubblicate le informazioni ambientali, così come richiesto dal decreto 33/2013 “Trasparenza”.  Ciò ha richiesto un lavoro di gruppo all’interno dello stesso ente, in cui sono state selezionate le informazioni e i dati aperti già pubblicati dagli enti che li gestiscono (Arpa Umbria, Regione Umbria) e altri dati di proprietà dell’ente sul tema ambiente.

L’uso di mappe costruite con Openstreetmap  e gli Iframe inseriti all’interno della pagina (inseriti grazie alle modifiche per i requisiti di accessiblità fatte con un decreto nel 2013), nonché l’uso di informazioni strettamente connesse al territorio del Comune di Città di Castello rappresenta formalmente l’adempimento degli obblighi vigenti, a partire dal d.lsg. 195/2005 dava indicazioni opposte. Abbiamo intervistato l’assessore Secondi sull’iniziativa del Comune per capire l’impatto che questi cambiamenti hanno sulla stessa Pubblica amministrazione.

Al di là dell’obbligo di legge,comeè nata l’idea di pubblicare ulteriori dati e informazioni non “strettamente obbligatori” sul tema ambiente?
L’esigenza di trasparenza e la necessità di trasmettere più dati e più informazioni possibili ai cittadini affinché gli stessi possano verificare direttamente l’operato degli amministratori  e dell’amministrazione pubblica serve moltissimo. Non solo perché obbligo di legge, ma perché permette di evitare inutili strumentalizzazioni e dimostra un agire amministrativo che non si piega alle polemiche ma è legato solo e esclusivamente alle necessità amministrative di un ente.

L’uso di strumenti open source come le mappe di OpenStreetMap è stata una scelta di facile impatto dentro l’ente?
Assolutamente sì. Sono informazioni di facile accesso e a costo zero, e diventano non solo facilitazioni per i cittadini (le mappe visuali con le informazioni), ma anche all’interno, per la facilità di accesso a questi strumenti e la loro fruibilità. Dunque nessun impatto negativo, anzi.

Vista l’importanza dei dati e delle informazioni in tempo reale su temi legati all’ambiente pensa che dovrebbero essere investite ulteriori risorse economiche (a livello generale)  per ampliare la sfera dei dati conoscibili?
Si, ma questo deve essere legato sempre più a tutto il tema dei servizi pubblici locali. Coloro  che gestiscono la cosa pubblica devono tenere sempre presente che rendere edotti e rispondere delle proprie azioni alla comunità è un dovere, operando su beni pubblici e svolgendo funzioni pubbliche. La priorità è farlo con efficienza e funzionalità ma anche trasparenza. L’ampliamento della conoscibilità dei dati pubblici passa non tanto dall’investimento di risorse economiche  fini a se stesse ,ma proprio nella stessa funzione della gestione della cosa pubblica.

Quali dati ulteriori andrebbero ‘liberati’?
Come dicevo, i dati che sono legati alle funzioni pubbliche. Il punto centrale sono i servizi pubblici locali. I dati devono e dovranno essere sempre più ampliati e  resi conoscibili a tutti.

Pensa che l’amministrazione digitale, intesa come norme e strumenti tecnologici e digitali a disposizione della PA e dunque di tutti i cittadini,  possano aiutare a migliorare anche la qualità dell’ambiente? In poche parole, gli open data permettono il reale controllo da parte dei cittadini e delle comunit (la cosiddetta accountability sull’operato rispetto a un tema così delicato come l’ambiente?
La conoscenza rende anche responsabili. Se uno conosce il dato completo (costo, dispendio energetico, eccetera) in qualche modo acquisisce un ulteriore senso di responsabilità  che aumenta  anche il senso di comunità. Penso alla raccolta differenziata e alla tracciabilità del rifiuto. Una persona dovrebbe sapere  esattamente cosa succede dal momento in cui lo conferisce fino alla fine, con la conoscenza di tutti i passaggi intermedi e il percorso costante di tutta la produzione dei rifiuti: dove viene temporaneamente stazionato, dove viene collocato definitivamente e il costo che comportano tutti questi passaggi. Se diventa conoscibile tutta la filiera del rifiuto aumenta anche la consapevolezza da parte di tutti e questo permette una compartecipazione , tesa a migliorare il servizio e a fare scelte anche diverse.  Con i dati aperti è possibile dimostrare dove va, quanto costa e l’eventuale ricavo se ne ottiene. Esiste già questa tracciabilità ovviamente  ma è  un processo  del piano industriale. Questi dati, che vengono già gestiti dalle aziende,  è necessario che in futuro vengano costantemente comunicati a tutti, proprio in base al principio della trasparenza ; con l’uso degli Open Data questo sarà sempre più possibile. Conoscere la tracciabilità del rifiuto prodotto aiuterà ogni cittadino a sentirsi ancora più consapevole.

Lo stesso approccio va applicato anche agli altri servizi pubblici, e penso ai trasporti: sapere quanti utenti usano determinati mezzi pubblici, sapere i costi/ricavi di ogni linea, e pubblicare questi dati permette anche all’amministrazione di aggiustare il tiro in tempi brevi rispetto al valore economico di un servizio. Non a caso abbiamo attivato anche un servizio di Bus a chiamata che risponde a esigenze specifiche di singoli utenti e comunità. Avremo senza dubbio i dati aperti di questo progetto, ancora in fase sperimentale, pubblicati sul portale del comune e se i dati ci daranno ragione confermeremo il progetto facendolo entrare di diritto tra le modalità di fruizione del servizio pubblico locale dei trasporti. Lo stesso faremo con il il servizio di Bike Sharing che è stato dato in gestione a una società  cui costantemente chiederemo i dati di fruizione per poi pubblicarli sul portale, sempre in formato open data.

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