IoT e Robotica: avanguardie del Dipartimento d’Ingegneria di Perugia

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ingegneria InformaticaIngegneria Elettronica per la laurea triennale, Ingegneria Elettronica per l’IoTIngegneria Informatica e Robotica per la laurea magistrale, sono i nuovi corsi accademici che Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Perugia ha presentato il 27 Febbraio 2016.

Abbiamo intervistato il Luca Roselli, professore associato di Elettronica applicata, uno dei docenti che – coordinati dal Prof. Paolo Valigi – ha collaborato alla nuova proposta formativa per l’anno accademico 2016/17.

L’ateneo di Perugia ha ampliato e specializzato l’offerta formativa per l’ingegneria informatica/elettronica sia per ciò che concerne la laurea triennale sia per quella magistrale. Quali sono stati gli elementi che vi hanno portato a questa scelta?
I fattori principali che ci hanno indotto a cambiare significativamente la nostra proposta didattica sono essenzialmente due: il primo è la constatazione che nonostante il costante impegno del corpo docente a migliorarsi nella didattica, l’attrattività della proposta perugina per la laurea magistrale nell’area dell’informazione rimane oggettivamente bassa, segno evidente di potenziali limiti strutturali. Il secondo fattore è una crescente consapevolezza dei rapidi cambiamenti che il comparto ICT sta avendo in questo ultimo lustro. Tale cambiamento sembra andare ben al di là di una naturale evoluzione tecnologica e pare investire proprio il modello di sviluppo economico-produttivo veicolato dall’ICT. Da una parte l’esigenza di migliorare il nostro servizio, dall’altra la percezione chiara del “vento che cambia”, ci hanno indotto a redigere una proposta radicalmente innovativa, sia rispetto al passato perugino, sia rispetto allo scenario accademico nazionale e, in buona parte, internazionale.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Banco di test per sensori RFID


Cosa potrebbe suggerire a un neo-diplomato che volesse frequentare il vostro dipartimento nella scelta dei vari corsi di laurea offerti.

Le statistiche occupazionali riguardanti i nostri laureati sono decisamente buone. Detta come l’avrebbe detta mia nonna: ”Ingegneri a passeggio non ce ne sono!” Nemmeno a Perugia, aggiungo io. Tale situazione non potrà che migliorare con l’introduzione della nuova proposta didattica. Il mio suggerimento a un neo-diplomato è di non stare troppo a guardare il dettaglio delle statistiche occupazionali di questo o di quel settore, ma di orientarsi al meglio tra i contenuti delle varie proposte e seguire quella che più lo stimola intellettualmente. E’ importante arrivare alla fine di un percorso di studi con la serenità di chi ha studiato con gusto, esibendo un curriculum universitario che rifletta anche nel punteggio il piacere per la materia. Teniamo presente che nella maggioranza dei casi, le “belle assunzioni” avvengono a seguito di colloqui dove i parametri di giudizio sono oggettivamente pochi e piuttosto livellati: valutazione di laurea, tempo impiegato, argomento della tesi e poco altro. I dettagli quindi fanno la differenza.  In questo quadro, mostrarsi motivati, sereni e affidabili nell’affrontare le sfide future può essere dirimente. Per non parlare poi della capacità che un neo ingegnere ha di avviare un’attività in proprio se per cinque anni ha studiato cose che lo hanno stimolato intellettualmente, accendendo fantasia e creatività.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
L’ing. Valentina Palazzi, dottoranda dell’HFE-lab, mostra un prototipo di circuito elettronico di trasmissione wireless a onde millimetriche realizzato su carta


Cosa offrono i nuovi corsi di laurea dell’Ateneo di Perugia?

Partendo dall’obiettivo culturale ritenuto di miglior compromesso tra evoluzione scientifica e tecnologica, prospettive per i futuri laureati e competenze presenti e acquisibili dal corpo docente, siamo arrivati a un’offerta didattica che inizia con una laurea triennale di tipo generalista in “Ingegneria Informatica ed Elettronica” articolata su due curricula: “Informatica” ed “Elettronica” e approda a un’alternativa per la laurea magistrale tra “Ingegneria elettronica per l’IoT” e “Ingegneria informatica e robotica”. L’ipotesi di lavoro perseguita è stata la seguente: si è voluto creare un percorso triennale propedeutico a copertura ampia in cui, solo a livello curricolare, sono state introdotte alcune coloriture culturali. Lo studente che avrà seguito uno dei due curricula avrà poi accesso senza debiti ai due rispettivi corsi magistrali. La cosa bella, a mio avviso, è che questi due corsi di laurea magistrali sono molto congruenti; entrambi infatti affrontano le sfide poste dall’evoluzione dell’ICT verso connessioni sempre più capillari, verso un crescente numero di oggetti autonomi e indipendenti, connessi in rete e verso il conseguente enorme incremento dei dati generati, con i quali fare i conti sia in termini di capacità di connessione, sia di analisi e presa di decisione. Il corso di laurea in Ingegneria elettronica per l’IoT è prevalentemente focalizzato sulle tecnologie HW in grado di rilevare dati dall’ambiente in senso lato e trasmetterli alla rete; il corso in Ingegneria informatica e robotica è prevalentemente focalizzato sulla gestione di questa massa enorme di dati a partire dalla selezione fino al migliore utilizzo per la presa delle decisioni, indotte o semplicemente consentite da questa grande quantità di informazione.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
L’ing. Giulia Orecchini, post doc dell’HFE-lab, mostra un banco di sviluppo e di test di apparati elettroottici per servizi di telecomunicazione in fibra ottica


Volendo citare una tecnologia innovativa a titolo di esempio, quale sceglierebbe?

Qui sono costretto a stare nel campo delle attività di ricerca del gruppo che coordino (HFE-Lab) e tra queste sicuramente ritengo che la più significativa sia la tecnologia che stiamo sviluppando per la realizzazione di sensori di movimento a frequenze millimetriche (oltre le microonde) implementati con materiali eco-compatibili (nel caso specifico carta comune). Tali sensori sono in grado di rilevare dati significativi quali il movimento (le applicazioni spaziano dal controllo del traffico, alla sicurezza attiva negli autoveicoli, dalla gestione dei sistemi di illuminazione alla sicurezza degli accessi e persino al monitoraggio di persone non autosufficienti, tanto per citare le prime che vengono in mente) che tuttavia sono già rilevabili con tecnologie esistenti. Il vero salto, che è quasi un cambio di paradigma, sta nel garantire queste funzionalità con tecnologie flessibili (conformabili a molti oggetti), ecosostenibili (non richiedono specifici cicli di smaltimento a fine vita, incompatibili con lo smaltimento degli oggetti comuni su cui dovrebbero risiedere) e di bassissimo costo (in modo così da ridurre drasticamente l’impatto economico della tecnologia IoT – in rapporto all’oggetto non IoT – estendendo al contempo i benefici funzionali di questa tecnologia a una crescente moltitudine di oggetti).

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Prototipo di sensore di movimento a onde millimetriche per sistemi di illuminazione intelligente realizzato su carta fotografica (scheda bianca)


Quali sono i progetti del Dipartimento a cui gli studenti partecipano e attraverso i quali possono fare un’esperienza significativa per il loro futuro professionale?

Allo stato attuale, sempre parlando dei progetti che vedono il mio gruppo di ricerca coinvolto direttamente, – quindi a titolo di esempio non esauriente –  vorrei citare tre progetti, due europei e uno nazionale, conclusi lo scorso anno.
ARTEMOS, se vogliamo è il più tradizionale dei tre, si tratta di un progetto europeo (40,9 M€ di budget complessivo) all’interno del quale l’HFE-lab – coordinato nello specifico dal Prof. Federico Alimenti – ha portato avanti attività di progettazione microelettronica per la realizzazione di sistemi di comunicazione riconfigurabili e quindi altamente flessibili; ENLIGHT, sempre un progetto europeo (budget di poco superiore ai 40 M€), all’interno del quale è stato sviluppato un sensore radar di movimento in tecnologie ecosostenibili dedicato a sistemi di illuminazione in ambienti indoor; GRETA (acronimo inglese per GREen TAgs), progetto nazionale finalizzato alla realizzazione di etichette intelligenti sempre in tecnologie ecosostenibili, all’interno del quale l’HFE-lab ha sviluppato sia parte della microelettronica a radiofrequenza sia le antenne su materiali cartacei.
Il futuro dovrebbe riservare progetti di questo tenore; attualmente si stanno valutando proposte di progetti incentrati sulla possibilità di imbarcare sensori radar su droni; è stato di recente approvato un progetto finanziato dalla Regione Lombardia (in collaborazione con un’azienda lombarda) per la prototipazione di sensori completamente passivi di rilevazione di crepe in edifici di interesse storico. Si stanno definendo delle proposte in ambito “agricoltura di precisione” basate sulla realizzazione di reti capillari di sensori distribuiti nell’ambiente in grado effettuare mappature “a grana fine” sia dei parametri del suolo sia dello stato di salute delle piante.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Luca Roselli, professore associato di Elettronica Applicata – Dipartimento di Ingegneria, Università di Perugia

 

www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

Lascia un commento