Progetto MiMa: verso un nuovo umanesimo della matematica?

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Foto: Ylenia Agostini


Mathematics in the Making (MiMa)
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 è un  progetto finanziato con il supporto del Lifelong Learning Programme dell’Unione Europea –  Comenius multilaterale. Si propone di fornire ai bambini (dagli 8 ai 10 anni) strumenti per sviluppare interesse e competenza in matematica attraverso attività di gruppo per la comprensione e costruzione di materiali che abbiano un rilevante nucleo matematico.

La novità è che i bambini non sono interrogati: il lavoro è finalizzato all’organizzazione di una mostra in cui faranno da guida, spiegando ai visitatori quello che avranno capito e costruito.

Il progetto MiMa fa parte del lavoro di divulgazione della matematica della professoressa Emanuela Ughi, responsabile scientifica di MiMa e docente presso la Facoltà di Matematica dell’Università degli studi di Perugia. La Facoltà è capofila del progetto che si sta concretizzando anche attraverso la Galleria di Matematica, vero e proprio (piccolo) museo della matematica, nata dalla sua attività ventennale, inaugurata lo scorso maggio presso il Polo museale universitario di Casalina.

A novembre si è svolta una tappa fondamentale del progetto: l’avvio della formazione per gli insegnanti. Siamo andati a intervistare la professoressa Emanuela Ughi per conoscere i dettagli del progetto, la sua attuazione e gli scenari futuri.

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Foto: Orietta Caporalini

Nel progetto una delle fasi iniziali è incentrata sulla formazione degli insegnanti. Come avete gestito le richieste? Sono state minori o maggiori rispetto alle vostre aspettative?
Il progetto prevedeva inizialmente di coinvolgere almeno tre insegnanti con le loro classi, e noi avevamo pensato di limitare l’accesso a un massimo di 30 insegnanti.
Poi però le richieste sono state tali e tante, e con tale entusiasmo e con tale desiderio che non me la sono sentita di sprecare questa occasione: ho deciso allora di ammettere tutti quelli che lo hanno richiesto (circa 100 insegnanti da tutta l’Umbria – di cui circa 65 proseguiranno con le attività in aula, e con la mostra finale): è stato un lavoro impegnativo in aula, e ancor più lo diventerà con l’organizzazione delle mostre in giro per l’Umbria!

Com’è stata la formazione in aula?
Entusiasmante. Nei quattro incontri ho presentato le varie attività che proponiamo di riprodurre, anche tramite oggetti da costruire, fotocopie da ritagliare e montare, labirinti da esplorare… Gli incontri sono stati molto vivaci, con un coinvolgimento attivo degli insegnanti, che talvolta, sono stati movimentati e rumorosi come i loro alunni. E poi, in classe, non hanno perso tempo: hanno subito cominciato a sperimentare le nostre proposte, riferendoci poi i risultati sia sul gruppo Facebook MiMa Italia che ho aperto per scambiarci materiali e pareri, sia in aula la volta successiva.

A conclusione del percorso formativo degli insegnati, quali sono i riscontri e come è organizzata la lezione di matematica per gli alunni?
Gli insegnanti mi sono sembrati molto fiduciosi sul poter intraprendere le attività suggerite. Inoltre, sanno che rimango a loro disposizione, perché possono cercarmi via mail quando vogliono, e perché organizzeremo a breve dei “sottogruppi” (per vicinanza territoriale), in modo da poterli magari incontrare ancora, in gruppi più ristretti.
Ho visto una grande vitalità in questi insegnanti, molto confortante.
In classe ci saranno loro, con la loro voglia di sperimentare… e organizzeranno come sanno meglio, perché sono loro a conoscere la situazione, i loro studenti, la realtà in cui lavorano.

Quali sono strumenti 2.0 usate nel progetto e come li impiegate?
Spero di riuscire, con MiMa, a creare una rete di insegnanti che possa diventare un punto di riferimento per tutti loro, sia durante il progetto, che, magari, anche dopo. Per questo ho aperto il gruppo Facebook MiMa Italia (chiuso, ma non segreto) che ha permesso di mettere in contatto molti degli insegnanti fra di loro e che utilizzeremo ancora in occasione delle mostre!

Il contatto fra me e gli insegnanti mi pare fondamentale e da consolidare: sicché prevedo anche delle conferenze audio via Skype, a più voci, anche se questo richiede di insistere un po’ con molti insegnanti che non usano di solito tali possibilità e non le conoscono neanche.

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Foto: Lorena Alunni

Da segnalare anche che tutta la documentazione per le attività proposte da MiMa sarà disponibile online: schede da riempire, modelli da scaricare, software da utilizzare online… In particolare, ogni attività (sono 10 in tutto) ha un trailer che sarà disponibile online: 3 minuti di video in cui si mostra e illustra il cuore dell’attività. I trailer sono stati sceneggiati, girati e montati dai vari partner, e quindi sono parlati nelle varie lingue, ma tutti hanno sottotitoli in inglese. Sicché si potranno utilizzare anche in classe, riflettendo anche sulla lingua straniera.

Come monitorate il percorso formativo degli alunni? Oltre alla metodologia, altro aspetto fondamentale del progetto è la produzione e la presentazione pubblica degli oggetti matematici realizzati dagli stessi attori-alunni del progetto. Ci può illustrare questa parte del progetto?
Saranno i docenti stessi a valutare l’impatto di questa attività osservando i bambini mentre costruiranno e prepareranno la mostra, scriveranno le didascalie, ed infine guideranno il pubblico.

Le attività sono frutto del lavoro della prima parte del progetto MiMa, e della competenza dei 5 partner, che insieme hanno valutato le varie proposte, e hanno elaborato e definito le attività, i dettagli, le necessità, in modo da mettere gli insegnanti in grado di affrontare lo sviluppo di ognuna di tali attività (compresi materiali scaricabili ed indicazioni nel sito del progetto).

Si tratterà una vera e propria attività laboratoriale, come suggerita dall’Unione matematica italiana, che raccomanda un ambiente di apprendimento che ricordi la bottega rinascimentale, in cui si impara facendo, e vedendo gli altri fare. Ci sembra fondamentale poi l’aspetto della mostra, che deve essere un momento di gioia e di soddisfazione: i bambini non saranno costretti a parlare, ma lo faranno essi stessi, spontaneamente, quando si sentiranno pronti.

Non abbiamo posto richieste particolari per la mostra, che potrà essere organizzata secondo le possibilità: in alcuni casi sarà forse allestita nella scuola stessa, per genitori e nonni, in altri invece gli insegnanti stanno immaginando soluzioni più ambiziose, come nella piazza del paese, o come ospiti di eventi più grandi. Il mio sogno: una delle attività sul sistema solare… sarebbe bellissimo allestirla lungo il percorso del Minimetrò!

MiMa spera che i bambini sperimentino soddisfazione con il loro lavoro, e felicità nel mostrarlo e spiegarlo, e che comprendano come lo studio della matematica, e in generale della scienza, possa essere un vero piacere.

Il MiMa fa parte del progetto Comenius multilaterale sviluppato con il contributo del Programma di apprendimento permanente dell’Unione europea e nato dalle esperienze convergenti di 5 Paesi europei. Ci può dire quali sono/sono stati i contributi offerti da ciascun membro?
I partner che ho avuto la fortuna di coinvolgere in questo progetto portano esperienze diverse, ma tutte eccellenti: e infatti lavorare insieme è stato stimolante e molto gratificante (oltre che molto divertente). Quasi tutti i partner scientifici provengono dal mondo universitario: in alcuni casi aventi un background più legato alla pedagogia e alle tematiche della didattica (Ungheria e Inghilterra), in altri invece matematici professionisti (Portogallo e Italia) che da anni cercano di condividere il piacere del fare matematica con un vasto pubblico.

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Il lancio del progetto MiMa alla Sheffield Hallam University (via mathematicsinthemaking.eu)

Infine, il partner tedesco è il Mathematikum. Il primo museo della matematica, uno dei musei più visitati della Germania; che mette a disposizione del progetto una notevole competenza sulle attività museali e di divulgazione della matematica: il suo direttore, Albrecht Beutelspacher, è famosissimo in tutta la Germania.

Quali sono le prospettive future del MiMa?
Intanto spero che la rete che sta nascendo si consolidi, e continui a lavorare lungo le linee del progetto anche negli anni prossimi, dopo la fine del progetto stesso e non parlo solo della rete di insegnanti umbri, ma anche dei contatti con insegnanti dei paesi partner, in cui verrà realizzata un’esperienza parallela a quella umbra.
Inoltre, ovviamente, sto cercando di capire come rendere ancora più fruttuosa questa esperienza, facendone scaturire nuovi progetti.

Come valuta l’esperienza finora, rispetto all’inizio del progetto?
Per me è stato il primo progetto europeo, addirittura come capofila, ed è stato un notevole impegno, perché bisogna imparare come si fa ogni cosa. Per fortuna, oltre i partner scientifici, MiMa ha un partner con un compito di management: P3 Poliedra Progetti, che cura appunto l’organizzazione del progetto, e permette ai partner di focalizzarsi (quasi) solo sulla parte scientifica. Ho trovato particolarmente interessante dover collaborare con partner diversi come lingua, come sensibilità, come situazione didattica: faticoso, ma stimolante. Quello che abbiamo realizzato finora è stato un lungo e impegnativo lavoro preliminare: credo che il bello debba ancora venire!

 

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